lunedì 30 aprile 2012

Pianta il tuo dolce "Berry in fiore"


Ci siamo:
per gioco ho piantato dei berry ....e guardate, dopo qualche giorno...... che meraviglia!!!!




giovedì 26 aprile 2012

"IO NON VEDEVO LA BIBBIA, LA SOGNAVO" Temi religiosi nell'opera di Marc Chagall




Anche i soggetti biblici erano una componente essenziale del suo mondo interiore, «fin dalla prima gioventù» trascorsa in Russia, nel villaggio natale di Vitebsk: «Mi è sempre sembrato e mi sembra tuttora che la Bibbia sia la principale fonte di poesia di tutti i tempi. Da allora, ho sempre cercato questo riflesso nella vita e nell'arte. Per me, come per tutti i pittori dell'Occidente, essa è stata l'alfabeto colorato in cui ho intinto i miei pennelli.»
Quando, nel 1930, il mercante d'arte ed editore Ambroise Vollard gli propose di illustrare proprio il libro sacro dell'ebraismo (impresa titanica che, dopo Rembrandt, non fu più tentata da alcun artista) Chagall accettò con comprensibile entusiasmo e umiltà.
Prima di iniziare il lavoro, sentì urgente il bisogno di un contatto reale con il mondo ebraico: per questo motivo nel 1931 si imbarcò per la Palestina. Non fu soltanto un'esperienza spirituale, un pellegrinaggio o un ritorno alla terra d'origine, ma anche un'esperienza plastica: egli scoprì, commosso, i paesaggi riarsi, ridotti alla loro essenzialità, immersi in una luce diversa, sfolgorante. Una luce che volle accendere nelle incisioni e nelle tele per interpretare e amalgamare, come aveva fatto in dipinti precedenti su temi diversi, gli elementi della realtà e della visione. Da questo viaggio riportò l'impressione più forte della sua vita.
Chagall incise 105 lastre che illustrano episodi importanti, ma anche marginali, delle Sacre Scritture. Fu un florilegio tematico del tutto soggettivo, suscitato anche dai ricordi giovanili della vita religiosa a Vitebsk. Infatti le scene bibliche, incentrate sul tema dell'Uomo come creatura di Dio, sono quadretti di vita di un villaggio ebreo di quei tempi e quindi connesse a un presente, a una quotidianità, di cui l'arte di Chagall riesce a svelare il mistero: «Chagall legge la Bibbia e subito i passi biblici diventano luce per tutti», scrisse, a questo proposito, il filosofo Gaston Bachelard.
Nell'arco della sua lunga esistenza, il pittore russo dedicò ben 450 opere alla Bibbia; fra queste 17 grandi quadri a olio. Egli stesso ammise esplicitamente che queste opere non hanno un restrittivo valore confessionale, ossia non sono la rappresentazione della religione ebraica, ma hanno un significato spirituale e poetico universale.

Basti pensare all'immagine solitaria di Cristo che compare in molte sue tele come simbolo della «tragedia del mondo», di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio per le loro idee politiche o religiose.

mercoledì 25 aprile 2012

Voglia di Tenerezza e le ricette di Aurora: "Zuppa di crescione"



VogliadiTenerezza
Libro
Titolo: Voglia di Tenerezza (tit. originale Terms of Endearment)
Autore: Larry Mcmurty
Prima edizione italiana Mondadori 1984 (prima ediz.orig. 1975)
Film
Titolo: Voglia di tenerezza (tit. originale Terms of Endearment)
Regia: James L. Brooks
Interpreti: Shirley MacClaine, Jack Nicholson, Debra Winger, Jeff Daniels 
Anno: 1983
Vi ricordate di Voglia di tenerezza? 
A febbraio quando ha nevicato tanto e per 7 giorni ci siamo ritrovati senza energia elettrica, ho ripreso dalla libreria dello studio, un vecchio romanzo degli anni ottanta......l'ho riletto a lume di candela!!!
Questa volta ,però durante la lettura mi sono rammentata del film prodotto da James Brooks e sono riuscita a rivederlo .....
Anche se non l'avete visto, ne avrete forse sentito parlare, a parte gli Oscar vinti: Voglia di Tenerezza racconta un intreccio di storie semplici, ma verosimili, prive di miele o del  solito lieto fine che ci coglie con un sorriso alla fine di un film, per poi dimenticarcelo alle spalle. Tanti rapporti reali e complessi: una madre e una figlia, la figlia e il marito, la figlia coi propri figli, la madre con i propri uomini. Tradimenti, perlopiù meschini. 

“Il successo di un matrimonio dipende sempre dalla donna” disse la signora Greenway.“Non è vero” disse Emma senza alzare la testa.

Aurora ed Emma, madre e figlia, due caratteri completamente diversi: la prima, donna seducente pur in tarda età, un nutrito corteo di spasimanti in lotta per lei, rappresentante di una femminilità sobria, elegante e brillante; la seconda, un'erede spettinata, dai tratti e i modi più grossolani, sposata a Flap, un uomo ugualmente medio, e pertanto  non  apprezzato dalla suocera. Nel mezzo, tanti battibecchi tra le due. Per il matrimonio di Emma e Flap inizia, come per molte coppie, il lento degradare dell'unione nella mediocrità di tutti i giorni. Il grande amore si sgretola nella graduale distanza, coi reciproci tradimenti, i rancori, i figli ognuno diverso e problematico per la freddezza o il troppo attaccamento; e nel frattempo, continua la parallela corsa di Aurora contro il tempo, a contornarsi di corteggiatori ora litigiosi ora adoranti, in piccole diatribe continue per sentirsi ancora piacente. Finché Emma non si ammala.
Voglia di Tenerezza racconta l'amore effimero, un poco deludente, sconcertante per il modo in cui si propone senza mezze misure, o tradisce le promesse solo per alleviare un poco le paure. 
“Emma gli diede un'occhiata. Fu l'ultima volta che Flap la guardò davvero negli occhi. Dieci anni dopo, scendendo dal letto di una donna da quattro soldi a Pasadena, ricordò quegli occhi verdi e per tutto il pomeriggio, lavorando alla Huntigton, fu assillato dalla sensazione di aver fatto qualcosa di sbagliato, sbagliato, sbagliato, tanto tempo prima.”

 Aurora ed Emma  sono il simbolo di un certo tipo di storia femminile senza ricadere nei luoghi comuni: quel che conta però, in Voglia di Tenerezza è l' idea che la vita va realmente vissuta con tutte le sue emozioni ,comprese quelle culinarie ......Aurora infatti, non rinucia neanche al piacere della buona tavola.....!!

"La cena,servita nel patio,fu magnifica: funghi ripieni di patè, minestra fredda di crescione, indivia e un piatto di vitello di cui Emma non conosceva il nome, con salsa agra e ratatouille; poi formaggio, pere e caffè,.....".



Ecco  che finalmente ho trovato qualcosa di interessante in questo vecchio romanzo ingiallito...!!!
Una miriade di ricette che la signora Greenway  prepara per sedurre il suo nutrito corteo di spasimanti!! e non di meno per soddisfare il  suo gusto sobrio ed elegante......!!!
Una delle sue specialità nelle calde serate estive era servire una  rinfrescante zuppa fredda di crescione.....


martedì 24 aprile 2012

Zuppa di fragole "cibo da fate"



La fragola era conosciuta e apprezzata fin dai tempi antichissimi. Da reperti archeologici dell'epoca Preistorica sappiamo che già se ne cibavano le tribù primitive.
Nei poemi come nella Bibbia, nelle favole mitologiche e nei più antichi trattati di medicina e botanica, si trovano elogi e menzioni di questo frutto. Virgilio le elogia in una sua celebre egloga, in cui invita i golosi fanciulli a guardarsi dai serpenti nascosti nell'erba, quando vanno nei boschi a raccogliere le "nascentia fragra".
Shakespeare, che ne era golosissimo, io definisce "cibo da fate".
Nella storia sacra si parla spesso della fragola come alimento benefico e incomparabile dono di Dio. Si sa che era un cibo prediletto da San Giovanni Battista, convinto vegetariano, che si nutriva quasi esclusivamente di frutta, ma anche dall'austero San Francesco di Sales, che ne lodava la fresca innocenza e il meraviglioso sapore.
La fragola ha avuto riconoscimenti da parte di medici,erboristi e naturalisti di ogni tempo.
Plinio ne parla come di prezioso frutto del bosco da amare ed apprezzare; il grande Linneo, fondatore della moderna botanica, ma anche valente medico ed erborista, la definisce "bene di Dio", affermando che, secondo la sua diretta esperienza, la fragola è incomparabile rimedio contro la gotta. Sembra che anche gli antichi romani  conoscevano e apprezzavano questo frutto selvatico, che nel Medioevo, di- venne addirittura il simbolo della tentazione.
Le dame francesi di quell'epoca si procuravano le fragole dai contadini e si deliziavano nel mangiarle con zucchero e panna. Anche Luigi XVI, il re Sole, aveva una vera passione per le fragole, al punto da farle coltivare nei giardini di Versailies. Se è vero che la fragola era conosciuta fin dai tempi antichi, è anche vero che i tipi di fragole che sono oggi in commercio hanno un'origine abbastanza recente. Infatti fino al 1400 l'unico tipo di fragola esistente era quella selvatica; sembra che i primi tentativi di coltivazione risalgono proprio a quel periodo in Inghilterra, paese dove il frutto selvatico era particolarmente diffuso.
Da notare che gli inglesi per tradizione sono golosissimi di fragole; le hanno anche nobilitate inserendo delle piante di fragole come ornamento in molte corone duttili.
Dobbiamo però arrivare al '700 per trovare negli orti e nei giardini questo frutto, ingrediente prezioso e prelibato nelle preparazioni tipiche della cucina di quel tempo.
La fragola moderna ebbe infatti origine in Francia, nel 1766, come incrocio tra due qualità selvatiche americane, la "Fragaria Virginiana" degli Stati Uniti orientali e la "Fragaria Chiloensis" della costa dei Pacifico.
Il primo ibrido ("Fragola Ananassa"), più grande e più gustoso delle due piante madri, venne in seguito ibridato e reibridato. Nel 1892 Thomas Laxton, un coltivatore inglese, produsse da questa specie la squisita "Royal Sovereign", ancora considerata la fragola dal sapore migliore.



Zuppa di fragole
 Ingredienti per 4 persone:

Per fare il sorbetto è meglio se avete la  macchina per il gelato,in caso contrario, è necessario mescolare molte volte durante il congelamento.

Sorbetto al lime e fiori di sambuco:
5 gr  fiori di sambuco
4 tazze di acqua
1,5 dl di zucchero semolato
1  lime, (scorza finemente grattugiata)
2 lime spremuti

Zuppa di fragole:

500 g di fragole
0,5 dl di zucchero semolato
1,5 tazze di acqua

Preparazione:

Il primo Sorbetto:
Lessare i fiori, acqua e zucchero. Fate bollire scoperto per 5-10 minuti. Lasciare raffreddare.
 Mescolate la scorza di limone e succo di lime con lo sciroppo. Mettere nella macchina  del gelato finché il composto è congelato, circa 20 minuti.
Mettetelo nel freezer nel caso non l'avete avendo cura di mescolarlo spesso altrimenti nel freezer diventa duro.
Zuppa di fragole:
Lavare e pulire le fragole.
Fate bollire lo zucchero e l'acqua per circa 5 minuti.Lasciare raffreddare.
Ridurre le fragole in un robot da cucina , aggiustate di sale se necessario altro zucchero o diluire con acqua se troppo densa. mettere per 20 minuti nel freezer
Versare nelle fondine e aggiungere le palline sorbetto.

lunedì 23 aprile 2012

Lezione d'arte 3 "Adamo ed Eva "di Gustav Klimt

Adamo ed Eva, 1917-1918, Gustav Klimt, Vienna, Österreichische Galerie, Olio su tela 173x60 cm.

Quando Hoffmann progettò il salotto dell'abitazione di Sonja Knips scelse Adamo ed Eva come centro focale dell'ambiente e le opalescenti cromie (dai rosa più delicati alle tonalità più raffinate) del suo ritratto, per armonizzare la composizione, persino i sedili di color carminio spento, con l'eburnea bellezza di Sonja, vista dall'architetto come una sorta di "Eva klimtiana". In Adamo ed Eva non c'è più la coppia di amanti di Amore e Il Bacio, non c'è l'ardente passione e il desiderio dei corpi, ma un'atmosfera di appagamento dei sensi e soprattutto di armoniosa corrispondenza spirituale. La donna ha un volto addolcito nell'espressione e nell'opulenta rotondità, emerge da un piedistallo di fiori, il capo è reclinato da un lato come ne La vergine e poi La sposa, ma gli occhi cristallini sono ben aperti sul mondo. La linea del disegno corre veloce attorno al suo diafano corpo, come appare evidente anche in uno schizzo, esaltato dalla "scura fisicità" di Adamo e dai cromatismi vivaci della decorazione. Eva rappresenta forse l'aspirazione a quel mondo primigenio ormai perduto e il superamento di quella battaglia tra i sessi, che compare in maniera ossessiva invece in dipinti quali La donna e la morte di Schiele. La donna è protettiva e rassicurante nei confronti di Adamo e veglia sul suo sonno; o, forse, è la sua stessa emanazione, non più fisica, ma onirica, colta nel momento stesso della creazione. Un velo di mistero avvolge comunque i dipinti di questi ultimi anni, i cosiddetti dipinti "filosofici", rimasti per lo più incompiuti. In quest'ultima fase infatti tutto sembra "mescolarsi", ma non c'è compiacimento edonistico ed è difficile credere che Klimt tentasse semplicemente di occultare le pieghe più spiacevoli dell'esistenza. Sembrerebbe piuttosto delinearsi una nuova fase di disincanto: i ruoli tra i due amanti si ribaltano e, mentre l'uomo sogna, Eva recupera la propria autocoscienza, non è più la seduttrice languida o la sirena distruttrice, ma una nuova creatrice per l'umanità.